LE CHIACCHIERE (da leggere lentamente):

È bello dire chiacchiere.
Non sono ironico: dire chiacchiere è il massimo per un uomo.
Poter mettere in pratica l’uso dell’intelligenza, e nel contempo
non essere utile, asservito al tempo,
non produrre niente,
perdere tempo.
Perdere tempo a dire chiacchiere:
con gli amici, come i greci, come i ricchi,
ricchi di nulla, perché già siamo ricchi
dell’essere umani.
Essere umani, essere bravi a parlare.
Vedete come sono bravo, come perdo tempo,
dicendo chiacchiere?
Mi piace, mi sento un uomo,
al massimo del suo sforzo
nella totale irresponsabilità.
Sento fiorire un fiore nel petto,
mio e in quello degli altri, un sorriso
quando parliamo, gradevolmente,
usando le figure retoriche,
i lazzi, i frizzi,
le genialate:
si aprono tutti i mondi che ciascuno, lungo la propria strada,
si era inventato, costruito, tenuto dentro.
Quel momento,
in cui finalmente perdiamo tempo,
è il miglior momento della nostra vita.
Sì, è vero, lo so: tra un po’ il tempo tornerà a prendermi per il collo,
e spiegherò una lezione,
guiderò diligentemente verso il lavoro,
andrò in ufficio,
telefonerò ai colleghi per dare preziose informazioni sui progetti in corso.
Ma quello non sono io:
io sono questo, questo qui,
che resiste al tempo
con la sua sola umanità
da circa due minuti
a perdere tempo,
dicendo chiacchiere.

Advertisements

GATORADE

E adesso che la bomba sta cadendo
proprio sulla nostra testa
e non siamo in televisione
e abbiamo tra le mani un videogioco e un panino
e adesso che sta per finire l’enorme pranzo
con un enorme rumore
che non sia il solito rutto
io vi chiedo:
Perché stanno fermi gli aquiloni in cielo?
Perché il profumo della terra si vende agli angoli delle
città?
Voi mi avete fatto disegnare i fiorellini colorati sui fogli
bianchi
voi mi avete lasciato alle carezze delle nonne
voi mi avete detto che il mondo è una cosa meravigliosa
come posso credervi
ora che sta per arrivare la bomba
sui miei libri
sui miei vestiti
sulle mie ossa
e sulle ossa delle mie figlie
sul mio passato di bambino in cucine tranquille
sulle mie tazze di tè
sugli incubi incarniti nelle esistenze della casa affianco?
Voi mi avete tenuto al caldo di dieci coperte,
e non saprete curarmi queste ferite?
Non potremmo dare qualcosa in più al diavolo,
che si riprenda questi sette volti insanguinati di bambini,
pubblicati quotidianamente sui 6×3 della nostra
coscienza?
E perché c’è tutto questo traffico in uscita
dalle città della vergogna?
No, no, non andate via:
qui dovete rimanere
ad accogliere le bombe
intelligenti umanitarie patriote
qui tutti sotto l’ala protettrice di Guernica come di Gaza
senza aver mai alcuna paura
come le madri che strinsero nei secoli della storia
i propri figli della storia
sotto le bombe della storia
negli ultimi attimi delle loro vite
che saranno scritte, di nuovo, sempre nella stessa storia.
Qui dovete rimanere, dove andate,
non ci sono più bar o centri commerciali,
centri storici, centri benessere, centri di accoglienza
dovete restare qui al centro con me
con noi
che siamo lo spirito e il sangue degli ideali
che voi avete ridotto a tessere fedeltà
e le nostre lacrime sono i vostri Gatorade
e le nostre pallottole sono i vostri sparatutto
e le nostre urla sono i vostri post
e le nostre donne sono le vostre chat
e quando la battaglia sarà finita,
il vostro pranzo della domenica
sarà solo il mio corpo, offerto in sacrificio per voi.
Qui, dovete stringervi qui, con me,
e non serve scappare
e non urlate troppo
imparate a stare almeno una volta, l’ultima,
dalla parte del torto.
E ora inginocchiatevi,
giungete le mani,
pregate,
alzate la testa,
e lo sguardo al cielo:
come potete ben vedere non c’è assolutamente alcun Dio,
solo la bomba.

GUERRA CIVILE

– Mi scusi, vorrei avvisarla che sto per spararle.

– Prego, faccia pure.

– Guardi, la mia arma provoca ferite molto dolorose: ne è proprio sicuro?

– Ma si figuri, non è certo la prima volta.

– Senta, potrebbe spararmi lei invece, per primo, di modo che io poi possa ricambiare?

– Ma no, ma cosa dice… E poi, siete voi che ci avete invaso: tocca dunque a voi il primo attacco.

– Come, mi scusi? Siamo stati noi ad invadervi?!

– Certo: e come sempre, avete pubblicato tutto apertamente sul vostro sito, dopo aver ovviamente debitamente informato il nostro governo.

– Non so come scusarmi, guardi: contatterò immediatamente il comando, e chiariremo al più presto la situazione. Nel frattempo, la prego di scusare il nostro azzardo…

– Proporrei una soluzione, che le spiego di seguito: potremmo decidere di spararci contemporaneamente, per non creare imbarazzo a vicenda.

– È un’idea eccellente, atta a smorzare questa inutile tensione. Allora, comincia lei a contare?

– Ma no prego: cominci pure lei.

– Lei mi lusinga troppo: concediamoci una tregua, magari potremmo fare due passi lì, nei pressi del mercato nero.

– Concordo.

– Bene. Vada avanti lei, dato che non conosco la zona, nonostante i miei informatori.

– Non potrei mai. Vedere le mie spalle potrebbe metterla nell’imbarazzo di avere la possibilità di pugnalarmi alle spalle. Non siamo usi comportarci così grettamente da indurre il nemico a passi falsi, a porsi allo scoperto, e soprattutto a macchiarsi di gesti così vergognosi dal punto di vista della correttezza e del rispetto dei codici di guerra.

– Ha perfettamente ragione. Avanziamo insieme, a passo d’oca: siamo quasi allo zoo.

– Sì, sì, siamo quasi nella zona rossa.

– Vedo che avete molti cecchini appostati: complimenti per la logistica e la strategia.

– Anche voi ci avete colti di sorpresa, nonostante la chiarissima dichiarazione di guerra.

– Dovere.

– Sa, per noi è motivo di orgoglio ospitare sul nostro suolo i vostri luridi stivali.

– Anche noi abbiamo immenso piacere a prendere le vostre donne.

– Sta per scoccare l’ora del coprifuoco. Entrambi faremo rapporto, e ragionevolmente soprassederemo a questo nostro incontro fortuito, e solo di striscio sanguinario.

– Scorgo anch’io le ultime luci dell’imbrunire: sarà meglio rincasare nelle rispettive caserme per organizzare meglio gli agguati, e pianificare imboscate più adeguate al livello delle vostre truppe.

– Non posso che condividere il pensiero e l’intenzione.

– A domani, dunque.

– A domani!

amen

Le parolacce non si dicono

 
Deve essere molto triste
essere una parolaccia
far parte della razza delle parole
e non poter mai uscire dall’anima
se non attaccati ad una catena
è chiaro che le parolacce siano rinchiuse dentro
è chiaro che siano emarginate ai confini della lingua
le parolacce hanno vestiti di stracci nel fango
hanno occhi rossi a bocca aperta
da cui non esce nessun suono
è chiaro che il suono delle parolacce se espresso al cospetto
delle altre parole normali provoca liti in famiglie
di parole
le quali esercitano il proprio potere sulle
parolacce
A chi prova a dire qualcosa di forte duro certo
dallo stomaco
attraverso l’esofago gli salgono su alla bocca le parolacce
trovano le sbarre dei denti ad attendere
perché le parolacce non si dicono
è come essere umani di serie B
non poter dire manco A
è come essere acqua e non poter scorrere
è come essere uccello e non poter volare
strani tipi di parole sono le parolacce
forti dure certe
che vengon su dette dalla bocca dello stomaco
attraverso l’esofago
e arrivano alla bocca e là trovano i denti ad
attenderle con le loro sbarre di nuovo
e più restano dentro più hanno ragione di sragionare
di essere espressione di frustrazione contro la repressione
del potere delle famiglie di parole unitesi ed
arroccatesi a difesa dei propri privilegi
quali quello di poter uscire quando vogliono
vestite spesso di falsa pelliccia
di sillabe convenzioni false convinzioni congiunzioni
e pieni di preposizioni e prosopopee e buoni propositi
tutte sintassi e sussiego e sissignore
le parolacce invece le riconosci
vanno a piedi, sole, nude
tutte le parti del corpo esposte alle intemperie
dovremmo erigere statue serie alle parolacce
che fanno spazio dentro all’energia vitale
ci permettono di coltivare l’animale
che sfoga l’istinto primordiale
l’essere triviali banali e al contempo speciali
perché la parolaccia, che piaccia o non piaccia
ha un senso quando viene detta ridetta
stramaledetta in faccia
la parolaccia quando poi vola via nella sua ora d’aria
è tanto liberatoria
non è solo l’emissione di una scoria
è racconto di una profonda storia
non alza mai la bandiera della vittoria
è un palo conficcato in quei discorsi per sgonfiarli da tutta quella boria
è la verità profonda che ha le manette ai polsi
e grida a squarciagola ai verdetti falsi di tribunali insulsi
che carnivori sono e mangiano carne ed ossa
quindi non ti stupire che si possa
tirare fuori qualcosa di preziosa dalla fossa
emerge a galla una illuminazione rimossa
attraverso l’eruzione si solleva una lava mai sopita
che stava nascosta rimossa apposta non percepita
e di scarto e di soppiatto ti scorre tra le dita
la bile ed è impossibile ora tenere a freno il
veleno che mi sprizza tra i denti
non posso farne a meno quando sento ‘sto treno di
tutte ‘ste rabbie che incateno e mi porto appresso
mentre guardo quella faccia di fesso nel riflesso
poi mi siedo sul cesso di me stesso

 
e tiro fuori finalmente la merda

 
e la metto in bocca ai cazzo dei potenti

 
che si sono comportati, si comportano e si
comporteranno sempre da stronzi

 
nonostante la gente onesta si spacchi il culo

 
ecco il mio corpo fatto a pezzi per voi

 
figli miei di grandissima puttana

 
e ora andatevene a fanculo,

 
la merda è finita, andate in pace,

 
cazzo,

 
amen.

vetro

Sono stanco e mi viene da piangere
la rima mi spinge, mi evita di soccombere
e le compere non le faccio mai, perché, sai,
penso che siano proprio assai
le cose che ho e hai
e nel bel mentre del nostro grattarci il ventre,
c’è chi scappa dai guai, guai grossi,
non sono solo neri ma pure bianchi gialli rossi,
e tu, di che colore lo vuoi?
quasi fosse un altro prodotto sullo scaffale
questa è una questione epocale,
altro che patatine e costatine di maiale

 

Sono stanco e mi viene da vomitare
in centro c’è un’altra centrale nucleare
per accendere mille altre luci di Natale
e illuminare anche quest’anno giubilare
il povero cristo marginale
che non trova posto manco all’ospedale
steso sul marciapiedi del viale
e speriamo che le temperature siano al di sopra
della media stagionale
e se è così meno male

 

Sono stanco, e quando sono stanco mi viene da piangere
l’ho sperimentato da qualche anno
ma le persone in giro per strada questo non lo sanno
perché loro hanno in mente, legittimamente
cos’è che fa piangere loro,
sporadicamente o continuamente,
non fa differenza
ognuno dentro il pacco della propria esistenza
ha avvolto la testa e il cuore
e l’emozione gli sfugge, ti trapana il dolore,
poi ti senti meglio e corri da un amico, invece
dovremmo tutti andare dal dottore
perché stiamo tutti un po’ male
se ci pensi, ma poi non ci pensi più
e fai male,
perché davvero stiamo male
dovremmo andarcene al mare,
a rilassare i muscoli e i neuroni
e poi una volta abbandonate le solite convinzioni
dovremmo salire noi sui barconi,
andare a casa loro
se una casa è ancora in piedi
è meglio che ti chiedi il
perché
Perché?
Perché sono sempre in corso rastrellamenti retate agguati
non esiste il bon ton nel deserto dei dannati,
non esistono sciacallaggi perché non esistono supermercati
esistono uomini ricavati dalla lotta contro il tempo
ma tu mi dirai, io non mi sento colpevole,
io ti dico
tu non ti senti tu non ti vedi tu non ti tocchi,
tu sei perennemente connesso
alla grande sciocchezza
è chiaro che non ti senti – tu non ci senti

 

di porta in porta grande il mercato della merce umana
va ‘n giro pel mondo, la dignità è fatta puttana
la miseria, ma i documenti ci vogliono, perché
possa fare un passo il piede di chiunque
nell’esercizio della propria libertà vitale?, dunque
chiedo a gran voce che venga ammesso il fatto stesso
di fare un passo in ogni direzione,
soprattutto verso dove sento puzza di cibo sprecato,
stanze vuote per affitto elevato
diritti a iosa su cartone bollato
insomma casa nostra
gestita spesso da cosa nostra
col suo culo occidentale in mostra
attraverso la vetrata della palestra
panoramica
sul mondo che non conosci
e allora come mai poi ti si spezza il cuore
quando arrivano fradici di orrore
padri e madri, figli magri
che gli hanno fracassato il niente,
il futuro di questa gente
rinchiusa in lager, tra loro molti laureati
che attualmente insegnano teoria del pomodoro
si chiama sfruttamento, ti dicono che è lavoro
“ma che ve lo dico a fare
non fate affari con loro,
questi portano malattie e problemi
ma siete scemi”

siamo scemi
siamo scemi e poveri e pazzi
e tutta questa gente scema e povera e pazza
un giorno ricomincerà ad inneggiare alla razza
e allora addio alla storia maestra,
né sinistra né destra, si torna indietro –
Ma qualcuno continuerà a lavarti il vetro
sperando che tu, magari per caso,
un giorno, veda più in là del tuo naso.

cos’altro

Mi voglio commuovere:
sì, davanti alla finestra sul pomeriggio
stringo in mano il santino della persona cara
guardo il cielo infinito
come quando da piccolo credevo in Dio
sì, lo voglio

Mi voglio stupire:
sì, mi fermo a dire cento volte
la parola bellezza
sotto il fulmine del sole sul mare
occhi come abissi voraci,
adesso mi spreco il tempo intero
baciando il paradiso di ogni momento
sì, lo voglio

Mi piace pensare di vivere a tremila
sì, ci sto bene dentro lo star fuori
dallo star system
voglio capirmi la pelle il sangue e le vene mie
per bermi freschi diciassette volte i miei diciassette anni
coi jeans macchiati di sogni
e lo sguardo verso le prossime musiche
lo faccio ancora, quando ne ho voglia

Starò qui, se mi volete
a inanellare
queste mille inutili perline
sul filo della bella vita

perché scusate
cos’altro dovrei fare

relazioni soldi redigere liste di materiale da trasportare cene eventi
registri fatture modelli colloqui distrazioni di vario genere testi integrati
prove scritte prove orali prove costume
indicazioni salvataggi corsi abilitazioni spese fisse vive generali conteggi invii di materiale da trasportare pagamenti in contanti tasse recupero informazioni assicurazioni mutui polizze bilanci iniziali finali consuntivi preventivi riparazioni manutenzioni aggiornamenti del sistema petizioni online scelta del colore per ridipingere il soffitto passare ad un nuovo modello di orologio di design d’interni di didattica innovativa serrature nuove porte nuove idropulitrici motoseghe tagliasiepi portafotografie tende da campeggio tende da sole arredamento da giardino regali di compleanno regali per il matrimonio regali per la comunione regali per l’anno di prova regali per il funerale una onesta e distinta carriera nell’ambito delle – no

ecco
è in alto la luna piena
il campo di grano nella notte
è come neve abbronzata
e lì accarezzo la figlia la meraviglia
la tramontana pura che scende a pulire
che ci dice

nient’altro