Nasce il collettivo Slammals – Branco poetico

Sorgente: Nasce il collettivo Slammals – Branco poetico

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cos’altro

Mi voglio commuovere:
sì, davanti alla finestra sul pomeriggio
stringo in mano il santino della persona cara
guardo il cielo infinito
come quando da piccolo credevo in Dio
sì, lo voglio

Mi voglio stupire:
sì, mi fermo a dire cento volte
la parola bellezza
sotto il fulmine del sole sul mare
occhi come abissi voraci,
adesso mi spreco il tempo intero
baciando il paradiso di ogni momento
sì, lo voglio

Mi piace pensare di vivere a tremila
sì, ci sto bene dentro lo star fuori
dallo star system
voglio capirmi la pelle il sangue e le vene mie
per bermi freschi diciassette volte i miei diciassette anni
coi jeans macchiati di sogni
e lo sguardo verso le prossime musiche
lo faccio ancora, quando ne ho voglia

Starò qui, se mi volete
a inanellare
queste mille inutili perline
sul filo della bella vita

perché scusate
cos’altro dovrei fare

relazioni soldi redigere liste di materiale da trasportare cene eventi
registri fatture modelli colloqui distrazioni di vario genere testi integrati
prove scritte prove orali prove costume
indicazioni salvataggi corsi abilitazioni spese fisse vive generali conteggi invii di materiale da trasportare pagamenti in contanti tasse recupero informazioni assicurazioni mutui polizze bilanci iniziali finali consuntivi preventivi riparazioni manutenzioni aggiornamenti del sistema petizioni online scelta del colore per ridipingere il soffitto passare ad un nuovo modello di orologio di design d’interni di didattica innovativa serrature nuove porte nuove idropulitrici motoseghe tagliasiepi portafotografie tende da campeggio tende da sole arredamento da giardino regali di compleanno regali per il matrimonio regali per la comunione regali per l’anno di prova regali per il funerale una onesta e distinta carriera nell’ambito delle – no

ecco
è in alto la luna piena
il campo di grano nella notte
è come neve abbronzata
e lì accarezzo la figlia la meraviglia
la tramontana pura che scende a pulire
che ci dice

nient’altro

 

FINANZIAMENTI PER LA POESIA

Il Presidente della Giunta

VISTO il mare

VISTO l’eccessivo tormento che affligge la popolazione mondiale

VISTO le ingenti somme stanziate per arricchire pochi e affamare molti

VISTO che non aveva niente di particolare a cui pensare stasera

HA PENSATO BENE

di indire un bando per attività creative letterarie da svolgersi sotto pressione della Mancanza di Autorità, in collaborazione con le Muse e con i Quattro Venti.

Art. 0

Tali attività non devono essere in alcuna maniera regolamentate, e devono sempre essere attuate in deroga a qualsiasi delibera di qualsiasi Autorità, ivi compreso l’Ente ivi deliberante qualunque di codesti fogli che il suddetto Presidente, nel suo ufficio, di solito firma e manda in giro per il mondo.

Art. 1 – Requisiti per la partecipazione

Gli aspiranti devono possedere un unico cuore, possibilmente battente, e calli sparsi sulla superficie dell’anima. I poeti, i prigionieri nelle torri, i letturisti del gas, e qualsiasi altro essere umano dotato di una penna e di enormi dosi di pazzia (da accertare mediante apposito accurato esame dell’attività onirica) possono fare domanda, e possibilmente darsi da soli la risposta, per l’assegnazione: a) dei fondi di cui al successivo art.2 , b) del beneficio del dubbio, c) del bene dell’ironia, concretamente individuato come valida e reale risorsa per la salvezza dell’intero pianeta.

Art.2 – Importo dei finanziamenti

Le somme di denaro previste sono destinate alla pubblicazione di un libro di poesie. I finanziamenti, negli importi di seguito indicati, verranno stanziati in base a criteri del tutto casuali, e cioè le somme verranno versate in mare, o nascoste sulla superficie del pianeta, sotto appositi massi, dietro impensabili facce amiche o nemiche, dietro improclamabili occasioni di cambio di direzione esistenziale, compresi matrimoni azzardati, rasatura totale della chioma, estinzione del vizio di fumare, trasferimenti al Nord Italia, o per i più spericolati, in Canada o in Congo.

Gli importi sono i seguenti:

50.000, in gettoni d’oro;

50.000, in buoni pasto;

50.000, in biglietti aerei intercontinentali di sola andata;

50.000, in dichiarazioni d’amore, brezze al tramonto, fuochi in spiaggia e connessa più bella notte della propria esistenza;

50.000, in ulteriori probabili esistenze, da accertare mediante il suddetto esame onirico, con corrispondenti ulteriori probabili notti in spiaggia, belle o meno.

Art. 3 – Scadenza

Questo bando è già scaduto.

Art. 4 – Disposizioni transitorie, come quelle delle costellazioni nel corso delle ere galattiche.

Chiunque abbia qualcosa da dire, o da scrivere, ci pensi due volte, perché si tratta di stampare un altro libro nella storia di tutti i libri pubblicati nella storia di tutte le edizioni della storia della scrittura, e verrà stampato anch’esso grazie alla cellulosa di alberi che non hanno mai scritto poesie, ma hanno comunque dato, anche in silenzio, ottimi frutti.

Firma

Il Presidente della Giunta

Data e luogo

Nel proprio ufficio, alle dieci di sera,

mentre tutto è abbandonato, la luce è spenta,

salendogli contestualmente alla mente

tutte le illusioni che ha calpestato,

tutte le donne che non lo guardarono,

tutte le mani che non lo sfiorarono.

I poeti

Qualsiasi parola

pronunciata dal poeta

ha sparso piazze nella mia testa

una testa piena di pilastri di cervelli

affastellati affannati affaticati

ha piazzato pozzi luminosi

mentre andavo di polvere nel deserto culturale

ci sono luoghi che sgravano se stessi come piante

perché li annaffiano di notte i poeti della necessità

essi vanno in giro nel mondo delle idee

con le torce, gli orci, le borracce

per dissetare disseminare illuminare

noi non li vediamo

noi i poeti ce li portiamo dentro

io per esempio ho viaggiato dentro me

grazie alle autostrade dell’anima

che hanno costruito i poeti

ogni sillaba un chilometro

un ritornello in bicicletta

una metafora per fare metano

nelle stazioni di servizio di una giornata diversa

endecasillabi in centro

versi sciolti in periferia

le domeniche del libero pensiero

ce le hanno concesse i poeti

coi timbri ufficiali, a caso, a forma di nuvola

 

Se noi andiamo sulla terra

senza fare troppi danni

è perché siamo fatti tutt’uno

con il corpo nostro

e la terra di ognuno

la casa del cuore

di solidi dubbi

ce l’hanno costruita

gli architetti, gli arcangeli,

i poeti e le loro tute sporche di vita,

se ne vanno a dormire, stanchi ‘sti bravi poeti

 

Quando ti senti bene improvvisamente

è stato un poeta

quando verifichi la tua vita evidentemente

è stato un poeta

quando incontri la tua vergogna e finalmente

le stringi la mano

la abbracci

ti ci fai un caffè

e ci parli

dopo così tanto tempo

è stata colpa di un poeta sicuramente

o di un amico o di un parente

o del poeta che gli vive chiuso dentro

da così tanto tempo

 

Quando vai al mare

e poi prendi l’asciugamano e te ne vai di spalle

e prima di andare

ti giri a guardare un’altra volta

e be’ quello è stato un poeta indeciso

quando vedi volare nel cielo azzurro

le catene di carta nerosubianco

della tua grigia esistenza

e be’ quello è stato un poeta impiegato

Quando pensi di essere un ideale invece che un reale

e be’ quello è un poeta rivoluzionario

quando pensi di essere su un palco

con una chitarra

e il flusso d’amore si stacca dal tuo cuore

e raggiunge

quante più persone possibile

a cui tendi la mano

da sempre

e be’ quello è stato il poeta di quand’eri piccolo tu

che tanti anni fa

ha lasciato dentro di te

un codice a barrè

e tu hai rilevato l’impronta

hai riconosciuto la presenza dell’armonia nell’eterno

hai comprovato la ferita del disagio in questi giorni

e hai suonato in onore e gloria

per tutti i momenti dei secoli

la stessa umana e stupida canzone

 

e ogni volta che senti

la necessità insopportabile

di qualcosa che non c’è,

non ti preoccupare:

te l’ha già messa da parte

da qualche parte,

qualche altro poeta.

_ _ _

Chi non ha avuto poeti,

invece:

vive, muore.

ALCUNE CIFRE SULL’ACCOGLIENZA

LUNEDÍ
135 morti, 145 dispersi,
49 persone tratte in salvo, e 1 cocktail Negroni

MARTEDÍ
46 morti, 58 dispersi,
70 persone tratte in salvo, e 1 schermo LCD

MERCOLEDÍ
170 morti, 47 dispersi
430 persone tratte in salvo, e 1 frittura di pesce per 4

GIOVEDÌ
37 morti, 70 dispersi
238 persone tratte in salvo, e 2 biglietti per la Scala

VENERDÌ
90 morti, 68 dispersi
89 persone tratte in salvo, e la 1^ monovolume a 15mila settecen…..
TANTAEGTAG A 0,00352.. %….

SABATO
facciamo 100 morti, 100 dispersi, 100 tratti in salvo
Bari-Parigi volo + hotel 100 euro, dài.

DOMENICA
il segno della croce:
230 morti, 139 dispersi,
276 persone tratte in salvo,
il tappeto rosso,
la torta a sette piani,
la banda musicale
…..e un applauso per gli sposi!!!!!

RICORDIAMO CHE L’INGRESSO É RISERVATO AI SOLI SOCI
di questa sozza società

che accoglienza, ragazzi01.821455{01}

SCUOLA

– Asilo/Scuola primaria –
Io cresco
tu cresci
egli cresce
noi cresciamo
voi crescete
essi crescono

-Scuola media –
Io chiedo
tu chiedi
egli chiede
noi chiediamo
voi chiedete
essi chiedono

– Scuola superiore –
Io credo
tu credi
egli crede
noi crediamo
voi credete
essi credono

– Università –
Io – credito
tu – credito
egli – credito
noi – credito
voi – credito
essi – credito

– Appendice: Il mondo del lavoro –
Io crepo
tu crepi
egli crepa
noi crepiamo
voi crepate
e si crepa, no?

ERA

Era una sera di quelle tetre e oscure: non c’era niente da fare, la cera della candela colava, e la candela prima era intera poi mezza poi più non c’era.

Chi si trovava all’interno della casa quella tetra sera aveva una brutta cera, si specchiava nella specchiera, nel vetro della finestra che ballava come una bandiera. Decise allora di aprire una nuova era, mangiarsi tutta la pastiera, farsi una pera, esporre in fiera.

Era: adesso sarà. Innovazione, cambio di direzione, posizione esistenziale battagliera.

Il tempo di capire che siamo cresciuti, e le cose si trascinano vorticosamente nella borsa. Il traffico ci scompone a vista, i rumori di fondo della città non smettono mai, il silenzio è un compagno antico che ritroviamo una volta l’anno.

Era così bella nel campo, quella lunghissima palma al fianco della casa abbandonata.

Cenere di convinzioni, palpabili suture sulle tombe, non c’era altro da dire, per cui siamo stati zitti, in attesa della celere.

La bella finanziera mi accusò di averle dato una pacca troppo fiera sul sedere, e mi portò in questura quella stessa sera, era circa mezzanotte. La strada era deserta, se non era per la clientela della balera che beveva pampero davanti ad un locale di un tipo straniero, che si scopava la cassiera: arrivava l’eco di “Guantanamera”, e prima di essere portato dentro feci in tempo a vedere il profilo di una nave petroliera alla fonda sul golfo, pieno di acqua tutta nera.

La mia bella carceriera mi teneva stretto il braccio, mi puntava contro la mitragliera, mi fece salire l’ultima escalera, e poi molto focosa e bandolera mi mette contro il muro e mi bacia in bocca, la bocca rossa che più rosso non si spera, e fu così che riscendemmo a passeggiare nella sera, che in realtà era già la notte più nera, ma a noi non interessava – noi ahinoi eravamo già pieni di noia, e dopo due anni della stessa tiritera decidemmo per una crociera, che si rivelò poi una chimera, un sogno da sabato sera, una cosa che era meglio se non c’era.

Era 2009. in fretta scappiamo da ogni tipo di furto e rapina a mano armata, e senza scampo, scappiamo, fuggiamo, il ratto dell’amata, ci rifugiamo dentro noi, senza la benché minima idea di cosa sia la galera.

Esplodere di gioia vera, nella sconsolata polveriera della sera.

La guardia costiera m’ha detto di cambiare bandiera, altrimenti la mia nave bananiera sarebbe presa di mira da una cannoniera, e un ricamo dell’industria laniera avrebbe fatto un’ottima figura sul lato opposto alla rastrelliera: questo era il consiglio del consiglio di sicurezza della guardia costiera, ed io seguendo il consiglio, arrivai ad una casa cantoniera, vicino alla Fiera. Dalì si godeva un bel paesaggio, dove il mare si infrangeva contro la scogliera. C’erano i ragazzini che giocavano al marito e alla mogliera, in cielo c’era pure una mongolfiera, che si ergeva senza sforzo nell’aria della bufera. In men che non si men-dica, la mongolfiera si gonfiò tutta fiera e prese il largo, oltrepassando ogni frontiera.

Uno si ferma al semaforo e aspetta che scatti il verde.

Rosso era, aspetta e spera, sarà verde.

Invece no. Guardi affianco nell’auto a lato, oltre la tua portiera, vedi una signora che si atteggia ad avventuriera, e ti manda un sorriso a tutta dentiera, tu arrossisci, la cosa si fa torbida, ti senti turbato, ma il turbo non parte, tu arrossisci e il rosso è ancora là. Rosso di sera, era verde, la speranza mai si perde, mai si parte, sempre rosso, a più non posso. Dietro la tua utilitera, affianco all’auto dell’avventuriera, arriva a razzo una pantera, che volante al volo vuole passare, di gran carriera, nonostante il rosso e la sua barriera. Tu ti scosti, cerchi di fare pista costi quel che costi, ma spazio non ce n’era, e allora la pantera sgomma e s’incazza e ya no espera, rompe la carreggiata intera, arranca prima a destra poi a manca, tutt’altro che stanca riparte in direzione d’una falsa carabiniera, su di una motoleggera, in veste gommata con cerniera, da padroncina severa.

Io rimango a guardare la signora che ora mi par di riconoscere, sì era la cassiera del centro commerciale La Mongolfiera, la saluto, buonasera, esce il verde nella sera, schiaccio a caso la pedaliera, mi metto in moto sulla carretera, e me ne torno nella mia garsonniera, a leggere il corriere della sera, e vaffanculo a voi, alla cassiera e alla pantera.

Quando è inverno canta la capinera, e la panettiera fa il pane col fornaio nella braciera: d’un tratto le cade la giarrettiera e da coscia nasce coscia. La panettiera, che era al primo piano, si sporge dunque dalla ringhiera, e cerca di mostrarsi fiera come una bucaniera, e i molteplici cicisbei piliferi del paese pulcioso s’accalcano come forfora d’autunno alle sue belle mensole.

Una vecchia megera, arrivata tanti anni fa da forestiera, ma ora completamente inserita nella comunità terriera, era al pianterreno, era diventata ereditiera, e con l’eredità aveva messo a punto una filiera lattiero casearia, e lavorava da una vita intera, e si dava una certa aria. Comprava abiti da sera, aveva sempre ricolma la fruttiera, faceva analizzare la microatmosfera in casa sua, casomai l’aria le faceva la bua. Era impertinente e onnipotente, mentre il caglio faceva il suo mestiere nelle formaggiere.

Ma odiava la coinquilina panettiera, l’avventuriera della giarrettiera moscia, da cui coscia nacque coscia. Dunque pensò di organizzare degli inganni ai danni della sua coinquilina da anni, la leggera, poiché essa prendeva più di un uccello, e invece lei, la sua vecchia tela filibustiera, era ormai manifatturiera. La vecchia megera manifattucchiera prese la zuccheriera, e cingendo d’alloro il cerchio della braciera disse a tutta l’atmosfera “Rospo di sera, bel viso t’annera”

La povera panettiera si trovò da una all’altra sera a dover mettere un folto strato di cera alla sua faccia, diventata, dalla mattina alla sera, tutta nera. Eccola lì, che si dispera davanti alla sua specchiera. Povera panettiera!

La megera contenta era e s’aggiustava la panciera, e va a dormire nel suo lettone a baldracchino con la zanzariera.

Ma prima della sera, lo spirito della fata Fantanera, si introduce in casa della fattucchiera, dice buonasera, fruga nella cassettiera, trova i conti della filiera lattiera e li azzera, distrugge l’azienda lattiera tutta intera, poi si dilegua guerrigliera nella nera notte, dice buonanotte.

La mattina si è sposata col sole, e sulla soglia della dimora, a forma di pera, appare il muso lungo della megera. Anche la panettiera ha un’espressione severa, e la gatta sul tetto che scotta si trascina la sua nona vita, movendo la cadera, addirittura.

Era un’era di fantasia e di invenzione non vera, era un’era di linee di difesa, di sguardi all’orizzonte per capire da che parte arrivera l’attacco della forza straniera.

Era un’era in cui si andava ai sassi di Matera con la famiglia intera per una scampagnata a primavera, si partiva la mattina e si tornava la sera.

Era un’era da abitante del Monte Olimpo, faceva parte della nobile schiera delle dee dell’era antica era.

Era un’epoca di poesia, e adesso invece la poesia non c’è più.

In città c’è il traffico, si lavora, si va alla multisala, si va al bingo, si va al pub, si va al ristorante, si va al centro commerciale, si va avanti così, si va, e finché va va, ma in fondo non va.

Era una voglia di fantasia, di andare via, di utopia che mi diceva “vuoi la poesia? e sia!”

E allora me ne andai da casa mia, per scrivere poesie, quando si fa sera.

E venni in città quando si fa sera, per fare la poesia e invece c’era il traffico, il lavoro, la multisala, il bingo, il pub, il ristorante, il centro commerciale, e dopo una voglia planisfera, e una anima dolce come una pastiera, mi fulminò l’assenza di una carriera, e mi accorsi che era – tutto qui.